L’eredità di Hortis

Attilio Hortis muore a Trieste il 23 febbraio 1926, lasciando in dono alla Biblioteca da lui diretta per quasi cinquant’anni tutto il suo archivio e oltre undicimila volumi. Alla scomparsa dell’“eminente” bibliotecario seguirono numerose attestazioni di cordoglio, ma soprattutto un riconoscimento duraturo: nel 1950 la Biblioteca Civica, ospitata in Palazzo Biserini, viene intitolata al suo nome.

I lavori di restauro e l’adeguamento alle norme di sicurezza hanno poi determinato lo spostamento della “Civica” in Via Madonna del Mare 13, dove l’attività della biblioteca si svolge regolarmente.

La memoria nello spazio urbano

Anche la piazza antistante la storica Biblioteca, già piazza Lipsia, viene dedicata a Hortis e, al centro del giardino che la comprende, campeggia il busto scolpito da Giovanni Mayer: un segno pubblico e permanente di quanto la sua opera abbia inciso nella storia culturale e civile di Trieste.

Le biblioteche “civiche” oggi e domani

Oggi il pianoterra di Palazzo Biserini ospita l’emeroteca “Fulvio Tomizza” e il Museo LETS – Letteratura Trieste: eredità di una visione fondata sulla conservazione e sulla divulgazione della cultura. Nel tempo, la rete dei servizi bibliotecari del Comune di Trieste si è ampliata con l’apertura di biblioteche di pubblica lettura intitolate a Stelio Mattioni (Borgo San Sergio), Pier Antonio Quarantotti Gambini (San Giacomo) e Lina Marii Marinelli (Melara), e con la creazione delle biblioteche “diffuse”.

La funzione sociale e culturale di questi presìdi garantisce l’accesso alla lettura su tutto il territorio e rafforza, attraverso molte attività, il ruolo delle biblioteche come luoghi di prossimità, coesione sociale e crescita civile. Le biblioteche di oggi sono già attrezzate per il futuro: il patrimonio librario è consultabile online ed è in corso un imponente lavoro di digitalizzazione dei tesori che la “Hortis” custodisce.

Questa mostra digitale è un invito a ritrovare Hortis nei luoghi, nei libri e nelle carte che continuano a parlare di lui. Tra memoria e futuro, la sua eredità resta un bene comune.


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