Una vita da bibliotecario (1873-1922)
Il 10 ottobre 1873 Trieste affida ad Attilio Hortis la direzione della Biblioteca Civica. La città riconosce il valore del giovane studioso e gli conferisce un ruolo che egli manterrà per cinquant’anni, proseguendo idealmente il lavoro di Domenico Rossetti e Pietro Kandler.
La storia della Biblioteca inizia nel 1802 con la Società di Minerva fondata da Rossetti; a metà Ottocento Pietro Kandler ne consolida l’assetto pubblico. Dal 1873 al 1922 Hortis ne assume la guida, trasformandola in un centro vitale per la cultura triestina.
Durante la sua direzione ordina e modernizza i fondi, amplia le collezioni e arricchisce la Biblioteca con lasciti e acquisizioni di grande pregio, tra cui autografi di Paride Zajotti e Carlo Usigli e una preziosa raccolta bodoniana.
La Sezione Petrarchesca. Un’eredità che diventa museo
Sotto la guida di Hortis la raccolta dedicata a Francesco Petrarca riceve una nuova struttura e una valorizzazione sistematica. In questi anni prende forma l’istituzione che oggi conosciamo come Museo Petrarchesco Piccolomineo, custode di manoscritti, edizioni antiche e testimonianze legate al poeta.
La Sezione Patria. La memoria della città
La Raccolta Patria costituisce il nucleo identitario della Biblioteca Hortis. La sua storia inizia nel 1852 con il decreto che impone il deposito di ogni stampato pubblicato nella Provincia Illirica.
Giuseppe de Lugnani organizza le collezioni creando il gruppo “Cose Patrie”; Francesco de Fiori fonda nel 1867 la Biblioteca Patria e aggiorna i cataloghi.
Nel 1873 Hortis istituzionalizza la Sezione Patria, fissandola negli statuti e nei regolamenti e trasformandola in un pilastro della missione della Biblioteca.
L’impegno culturale di Hortis si intreccia presto con la dimensione pubblica e politica. Dalla guida della Biblioteca alla rappresentanza istituzionale, il suo percorso lo conduce verso una nuova stagione di responsabilità civica.